CASO N. 2: IL MISTERO DELLE DITA APPICCICOSE E IL NOIR AL CIOCCOLATO
Luogo del delitto: Bresso, Italia. Una stanza con le serrande abbassate, teatro di un dramma notturno.
Protagonisti: L’Investigatrice IO (Intuito e Logica) e il suo partner digitale Gemini IA (Database).
Prologo: Risveglio nella nebbia L'investigatrice si è svegliata di pessimo umore. L'organismo inviava segnali di soccorso: il respiro era pesante, come se del piombo fosse stato versato nel petto, e dall'interno premeva una strana sensazione di aver compiuto... o commesso un crimine. Ma l'indizio più misterioso erano le mani. Visivamente pulite, al tatto risultavano appiccicose e grasse allo stesso tempo. L'acqua non aiutava, il sapone si ritirava impotente. Sembrava che la pelle avesse assorbito una miscela segreta.
Indizio n. 1: Il gigante di cioccolato Lo sguardo dell’investigatrice cadde sul pavimento. Tra le ombre brillava una carta dorata. La portata del ritrovamento era scioccante: l’involucro di una tavoletta di cioccolato da 300 grammi. Vuoto. La "fame chimica" notturna aveva lasciato il segno. La detective ricordò: lì vicino c'erano dei fazzoletti usati. Fu subito chiaro: di notte aveva operato una professionista che aveva cercato di coprire le tracce pulendosi le mani, ma non era riuscita a nascondere l'evidenza alla luce del mattino.
Indizio n. 2: Errore farmaceutico Sul comodino attendeva la sorpresa principale: le medicine sputate. La memoria iniziò a restituire frammenti della sera precedente: un bicchiere d'acqua, una capsula sulla lingua e l'improvvisa consapevolezza: "Non è quella!". Si era verificato un classico scambio: al posto del sedativo serale (Quetiapina), era entrata in gioco la Venlafaxina mattutina. L'intelletto aveva fallito: al mattino era stato assunto il farmaco della sera, mandando il cervello in un profondo knockout, e alla sera quello del mattino, scatenando un'iperattività notturna e un interesse compulsivo per i dolci.